Riforma sul copyright approvata. Ora cosa cambia?

Riforma sul copyright approvata. Ora cosa cambia?

10 Aprile 2019


Se ne parlava da mesi, tra dubbi e polemiche, ora la vicenda è giunta al capolinea: la riforma della normativa dell’Unione europea sul copyright è stata approvata dal Parlamento europeo, a Strasburgo (348 sì, 274 no e 36 astenuti). 
La direttiva Ue nasce a tutela della libertà di espressione generale, per salvaguardare gli utenti e dare ai giornalisti e creatori di contenuti e agli editori la possibilità di dialogare con i giganti del web, i quali dovranno condividere i loro ricavi con i titolari dei diritti d’autori. Sul tema, però, c’è chi ancora solleva delle perplessità. Ma procediamo per gradi.

Quali sono gli obiettivi della riforma?
La nuova riforma sul copyright intende tutelare le pubblicazioni a mezzo stampa, diminuire il divario tra i profitti delle grandi piattaforme e dei colossi del web (come Google, Facebook e Youtube) e quelle dei creatori di contenuti, e favorire la collaborazione tra le due parti. I principali obiettivi della direttiva europea sul copyright sono così riassumibili:

  • garantire un maggiore accesso internazionale ai contenuti online,
  • frenare lo sfruttamento dei contenuti editoriali,
  • migliorare il mercato del diritto d’autore,
  • raggiungere un equilibrio finanziario tra i creatori di contenuti e gli editori di siti web e fornitori di piattaforme internet.

Cosa prevede la nuova normativa sul copyright?
Le nuove norme in materia di copyright prevedono che gli editori possono “limitare la diffusione di notizie e titoli sui siti altrui” e obbliga i portali ad analizzare i contributi caricati dai propri utenti, in via preventiva, e a bloccare automaticamente quelli non autorizzati.
La direttiva precisa anche che il caricamento di scritti e contenuti sulle enciclopedie online, come Wikipedia per intenderci, è escluso dall’applicazione della normativa, mentre per le piattaforme di nuova costituzione gli obblighi saranno più soft.  
Saranno inoltre esclusi dalle nuove norme sul diritto d’autore i contenuti destinati all’insegnamento e alla ricerca scientifica, i siti di musei e biblioteche e le piattaforme open source.
Dal punto di vista pratico, tutti i link continueranno a rimanere liberi e gratuiti, e condivisibili dagli utenti.

Quali perplessità sulla direttiva?
I più discussi sono gli articoli 11 e 13, che prevedono l’obbligo per le piattaforme come Google e Facebook di procurarsi una licenza preventiva dagli editori che detengono i diritti sulle informazioni in rete.
Nello specifico, l’articolo 11 della direttiva (“Protezione delle pubblicazioni di carattere giornalistico in caso di utilizzo digitale”) introduce l’obbligo per le piattaforme online che pubblicano snippet, cioè frammenti di codice sorgente, di munirsi di una licenza preventiva da parte del detentore dei diritti.
L’articolo 13 (“Utilizzo di contenuti protetti da parte di prestatori di servizi della società dell’informazione che memorizzano e danno accesso a grandi quantità di opere e altro materiale caricati dagli utenti”) riguarda le piattaforme online con contenuto generato dagli utenti e impone misure “adeguate e proporzionate”, per evitare la violazione del copyright. In pratica i contenuti caricati online all'interno dell’Ue devono essere verificati preventivamente. Secondo i critici, questo controllo è contrario ai principi di apertura e libera circolazione delle informazioni in internet.

Quali possibili complicazioni?
Le piattaforme come Google o Facebook potrebbero rifiutarsi di pagare il compenso richiesto su determinati articoli, con l’effetto di ridurre drasticamente la visibilità e il traffico in entrata verso i siti. L’articolo 11 favorisce la posizione degli editori, ma si teme che il possibile rifiuto di pagare da parte delle grandi piattaforme online possa danneggiare i gruppi editoriali piccoli e con maggiori difficoltà economiche. La Direttiva Ue sul copyright stabilisce inoltre che ogni Stato membro verifichi che i compensi destinati agli editori siano equi, senza però precisare le modalità di valutazione di tale equità.
 

 

 

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